Europa, bersaglio italiano o di vecchi nemici-amici?

Italia. Non si capisce se c’è un disegno extra-continentale dietro a tutto ciò che nelle politiche di bilancio sta accadendo o se sia un ingenuo tirare a campare dando seguito alle proprie promesse elettorali.

 

Lasciando da parte i saldi del deficit rispetto a quella cosa cui non crede più nessuno, Prodotto Interno Lordo, che si attesterà nei prossimi tre anni al 2,4%, 2,1% e 1,8%; lasciando da parte il fatto che, senza sbandierare il proprio dissenso all’Europa verso le politiche di austerity, precedenti governi hanno superato le proprie previsioni di rapporto di qualche bel decimale in barba ad ogni patto europeo; lasciando da parte che non sappiamo nemmeno quali e quante siano agli effeti le entrate e le uscite previste; lasciando da parte il superamento della Fornero, mossa popolare rispetto ad una manovra impopolare più che fallimentare in sé; lasciando perdere, poi, le percentuali di fondi da destinare al reddito di cittadinanza, alla flat tax, alla “quota 100” e tutti i vari cavalli di battaglia della ‘strana coppia’; ecco, lasciando perdere tutto questo, cosa ci rimane?

Mi sembra che il Re sia nudo, e mi sembra che il Re ne sia cosciente. Mi domando se il governo, insomma, stia giocando al gioco del massacro, ad una roulette russa in cui, nel mirino, il bersaglio sia l’Europa stessa e non l’Italia.

Italia come Lehman-Brothers, too big to fall, in quale campo sta giocando?

Questa piccola zolla di terra è troppo importante per la tenuta dell’eurozona. Con tutto il bene che si può dimostrare verso la Grecia o verso la Spagna, per esempio, storicamente l’Italia è lo snodo del Mediterraneo ed è qui che le correnti si scontrano con più forza. Quali sono le correnti, i venti che si sono sempre contesi il dominio sulla Penisola se non l’America del nord, da una parte, e la Russia dall’altra?

In tutto questo dobbiamo anche tenere conto dell’indebolimento sempre più marcato della Merkel, e quindi della Germania, dell’impopolarità del Presidente francese, della Brexit (che fa da spartiacque fra un “prima” e un “dopo” pesante da digerire per tutta l’Europa), delle derive di estrema destra a cui diverse nazioni stanno arrivando, dei migranti che nessuno vuole ma che tutti bramano come carne da lavoro (e da consenso elettorale). Eccetera. Se l’Europa ha tutta questa serie di terremoti da dover contenere, come può sopportare una spallata così decisiva come l’impossibilità tecnica di reggere – sorreggere, meglio – il fardello di un default italiano? Perché, come abbiam detto prima, l’Italia è e rimane lo snodo centrale fra l’est e l’ovest.

Se può sembrare una politica dissennata quella attuata da questo governo per la stabilità dell’Italia, non lo è più se pensiamo invece alle vecchie mire dei due grandi Paesi (America Vs Russia). Se l’Italia rompesse la bolla di sapone in cui si trova l’Europa, le restanti due super potenze farebbero un tiro al piattello spaventoso sulle nostre teste, non di italiani ma di europei. O meglio, creare una crisi istituzionale nel vecchio continente, usando come ariete una nazione too big to fall e da sempre assoggettata ai diktat altrui, farebbe dell’Europa un mansueto agnello di fronte al mondo di forze che già sono in atto – politiche, finanziarie e militari in primis – con un conseguente e drastico ridimensionamento del suo potere, non solo decisionale, ma, anche, contrattuale-politico su territori ancora vasti e ancora aperti.

Sarà dunque sovranismo, tanto sbandierato da questo governo, o sarà un saltare sulla barca del vincente? Se è chiaro che l’Europa sta perdendo, il vincente poi si vedrà chi sarà ma, comunque, con un contendente in meno – ossia l’Europa stessa – e due colossi storicamente nemici. Ma amici in un disegno comune? Chissà…

Un commento

  • Valerio Bongiorno

    In accordo assolutamente in particolare con le ultime considerazioni in riferimento a Usa e Russia. Manca il terzo soggetto, incomodo e molto pesante, la Cina, che pare, ma solo pare, stia a guardare.
    Gli Usa non vogliono perdere, e faranno, come fanno, guerre per non perdere il primato del dollaro come unica divisa di riferimento, e quindi in ogni caso aumentandone il valore. Questo significa che l’Europa come unione è da ridimensionare grandemente. Occorre una Europa vassallo dell’uno o dell’altro. Europa che sia solo mercato o produttore, ma non soggetto agente sia sul piano politico che economico-finanziario.
    La Brexit è lo strumento in più per rafforzare l’unica Borsa che deve vivere: quella Anglo-Americana.
    La debolezza della Merkel, purtroppo, non aiuta l’Europa, il gruppo di Visegrad, vero e proprio fantasma di un pezzo dell’impero Austro Ungarico, gioca sporco prende i soldi dalla UE ma la ricatta. Come nel ’29 la crisi ha onde lunghe che battono e ribattono le fondamenta, certamente molto perfettibili, dell’Unione Europea.
    Il sovranismo, come nuovo nazionalismo fascista avanza a passo d’oca. Per il nostro Paese la possibilità, visto che non siamo più negli anni sessanta, quindi un golpe è impossibile, quello che può accadere è in un modo o nell’altro: una pezza lì un rammendo là, un commissariamento, com’è lo è stato quando il B dovette mollare l’osso, e non poteva fare diversamente. Abbiamo un peso troppo importante sul PIL europeo, anche se da decenni abbiamo una crescita ridicola se non in recessione, prima ancora della crisi del 2008, non possiamo andare in bancarotta. Io sono preoccupato per i toni, l’approssimazione e la divaricazione degli indirizzi: meno tasse, ma più investimenti. Ma non vedo un new deal italiano Lo spero

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