Solo. Disperso in acqua nell’Oceano indiano.

“Quel che non ti uccide ti rafforza”: il filosofo ha ragione. L’uomo d’affari sudafricano Brett Archibald ne è uscito così rafforzato da aver messo su una fondazione con la mission di credere in se stessi, coltivare la propria autostima, resistere alle avversità d’ogni sorta.

Aprile 2013, appassionato di surf, Archibald esce con gli amici sul “Nagu Laut”, ma il mare cambia umore d’improvviso, succede e la tempesta lo scaraventa in acqua: è notte e solo il giorno dopo se ne accorgeranno.

L’imprenditore resta per ben 28 ore (due notti e un giorno, “Per la prima volta da quando sono in acqua le nuvole si aprono per mostrare una striscia di cielo stellato…”) alla deriva al largo dell’isola di Sumatra. Ce la fa perché ha una forza fisica e interiore fuori dall’ordinario. E il diario dell’avventura finisce in “Solo” Disperso in acqua nell’Oceano Indiano, (bella traduzione di Stefano Spila).

Come per altri romanzi in cui protagonista è il mare (si pensi a “Il vecchio e il mare”, di Hemingway, la lotta del vecchio pescatore col marlin), anche questo offre un affollamento semantico intenso: metafore e allegorie galleggiano in termini carsici, ma anche in superficie. Perché chi può dire di conoscere il mare, ma anche se stesso, gli altri, il mondo, senza peccare di supponenza?

Archibald ricostruisce quel che è avvenuto fuori e dentro di sè in quelle ore drammatiche, in cui riaffiora il suo vissuto, la vita precedente, in chiave psicanalitica, come se fosse sul lettino dell’analista. Non sa come finirà, se e quando lo ritroveranno: la tragedia è nell’aria, le minacce intrinseche del mare (squali, meduse, perfino un gabbiano che lo scambia per buon cibo) non lo deprimono in modo definitivo, intanto che riesce a tenersi a galla senza un rottame cui aggrapparsi, a dosare le forze per non esaurirle e affogare, in un delirio dei sensi e della memoria (“devo riprendere il controllo sui pensieri pessimisti e disordinati o la mia mente potrebbe scivolare verso la follia…”) dilatate all’estremo dalla sensazione che il pensiero successivo potrebbe essere l’ultimo.

Il mare così si trasfigura nella vita di ogni uomo, da Ulisse ai giorni nostri, dove – nonostante lo neghiamo a noi stessi – ogni uomo è lupo all’altro uomo, il darwinismo e il cannibalismo imperano sovrani nascosti solo da una patita di perbenismo e di ipocrisia in ogni scomparto della società, gli squali in agguato sono ben mimetizzati e alla fin fine, disfatta ogni socialità, destrutturata la civiltà, viviamo e moriamo da soli.

Scritto in bello stile (avranno provveduto editor e agenti), questo libro avvincente è adatto ai deboli di spirito, a chi attraversa come un’ombra ispida la sua parabola esistenziale senza sapere cosa cerca e dove andare. Amebe solitarie sperdute nel cosmo, di cui non resterà traccia, ce ne andremo in silenzio, anonimi, inosservati (basta guardare i funerali tristi, anche di ricchi e potenti).

Archibald ci dice invece che la vita è una magnifica occasione, guai a sottovalutarlo e a rintanarsi nel guscio sfatti dalla paura. Lui ce l’ha fatta grazie a quelle che chiama le tre “f”: fede, famiglia, amici. Ma la possiamo sfangare anche senza puntare tanto in alto…

Le fasi del salvataggio sono su www.brettarchibald.com.

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Solo. Disperso in acqua nell’Oceano indiano.

di Archibald Brett, trad it. Stefano Spila

editore: Nutrimenti

anno: 2017

pagine: 415

EAN: 9788865945261

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