Il simbolismo esoterico ed occulto nel gioco degli scacchi. (1° parte)

Il simbolismo esoterico ed occulto nel gioco degli scacchi. (1° parte)

Il simbolismo esoterico ed occulto nel gioco degli scacchi. (1° parte)

La storia di questo gioco si perde nella notte dei tempi. Basti pensare che era già presente nelle tombe dei Faraoni, ben conosciuto nelle culture nordiche e vi sono inoltre sue diverse rappresentazioni artistiche in differenti civiltà.

Si dice che sia stato inventato dal Saggio Braminico Sissa su richiesta del Raja Balhait che gli aveva chiesto di concepire un gioco in cui il potere della mente potesse prevalere sulla sorte e dunque la fortuna non potesse influire minimamente. Sissa ne ha inventato uno nel quale ci sono pezzi differenti che si muovono in una scacchiera composta di 64 caselle e, ovviamente, questo è stato considerato l’antesignano del moderno gioco degli Scacchi.

La parola ‘scacchi’ deriva dal Persiano ‘shah’ che significa Re, ma l’altra possibile derivazione è dal termine ‘asha’, che significa l’Ordine Cosmico. A tal proposito, vi è un’altra leggenda che narra che il re di Persia Vishtaspa, fosse estremamente annoiato dalla vita, dopo aver raggiunto tutti i suoi obiettivi e aver ottenuto tutto ciò che voleva. Pertanto si dice che il Re, caduto in una devastante depressione, avesse offerto una gigantesca ricompensa a chiunque avesse potuto restituirgli il gusto e la gioia di vivere.

Il profeta Zarathustra, lo storico fondatore degli Scacchi, nell’Iran Arcaico.

La prima forma di scacchiera fu concepita (e non differisce di molto dalla attuale), insieme alle sue regole, dal profeta Zarathustra. Attraverso questo strumento lui rivelò al re tutti i principi ed i precetti fondamentali su cui si basano la vita e l’intero universo.

E dopo aver ricevuto il dono più prezioso che un essere umano possa avere, la joie de vivre, avrebbe detto a Zarathustra di chiedergli in cambio qualsiasi cosa, qualsiasi desiderio. Zarathustra allora volle insegnare al re una lezione attraverso la quale lui avrebbe cessato di essere un megalomane. Pertanto Zarathustra volle chiedere al Re una cosa semplice e modesta: un chicco di frumento nella prima casella della scacchiera, 2 chicchi nella seconda, 4 nella terza e, per ogni casella successiva alla precedente, che si andasse sempre a raddoppiare la quantità finchè tutte le 64 caselle fossero totalmente riempite dai chicchi di frumento secondo questa procedura. Benché schernito dal Re per tale assurda, così pareva al sovrano, richiesta, il desiderio del saggio profeta fu esaudito. Chiese dunque ai suoi uomini di calcolare l’esatta quantità di frumento da inviare a Zarathustra ma essi tornarono da lui dicendogli che la quantità totale di frumento da mandare a Zarathustra era talmente grande da non poter esistere in tutto l’impero, ed il massimo possibile che si poteva consegnare al profeta non era che la centesima parte di ciò che era stato effettivamente richiesto da lui. Il re allora rimase sotto shock e provava rabbia e sgomento per non essere stato capace di mantenere la promessa che aveva fatto.

inviò un messaggero a Zarathustra incaricato di informare il profeta di provare sincero sgomento e profonda vergogna per non essere riuscito a mantenere la promessa fatta. Zarathustra allora gli rivelò che lui non desiderava affatto quel frumento ma il suo vero scopo era quello di insegnare al re una importante lezione e dopo di che si ritirò a meditare nella foresta.

Essere e non essere; il bianco e nero degli scacchi (o vicerversa?)

In Oriente ne esistono diverse tipologie, ma il principio universale che li regola è sempre il medesimo. Sembra essere a ragion veduta molto più di un semplice gioco strategico.

È molto interessante scoprire – attraverso le chiavi ermeneutiche della gnosi – come vi si possa trovare la trasposizione di archetipi cosmici, fondamentali per intraprendere un percorso iniziatico atto a sconfiggere le debolezze e le limitazioni del proprio ego. Si realizza qui anche la sintesi del lavoro interiore su noi stessi, trasposto all’esterno, che ci può dare anche la capacità di sviluppare facoltà predisposte a far evolvere e sviluppare enormemente la nostra coscienza. La scacchiera è il simbolo dell’ eterna lotta dello Spirito contro la Materia; del male contro il bene; della coscienza universale contro l’ego; dell’ Essere contro il Non Essere.

I colori bianco e nero (delle caselle che si alternano nella scacchiera dove si muovono i pezzi) ci indicano il percorso di sviluppo per avere sempre il pieno controllo nostro essere che impara a prendere decisioni corrette sia in situazioni positive che negative.

Questa situazione d’incertezza che presuppone una scelta è rappresentata dall’incrocio sulla scacchiera di linee orizzontali e verticali. Pertanto la scacchiera incarna la nostra vita, dove siamo chiamati a lottare per il trionfo dei nostri ideali e per raggiungere i nostri obiettivi. La stessa simbologia che si trova nelle pavimentazioni dei templi e delle cattedrali più antiche. Di più. Ha a che fare con la relazione profonda dell’uomo con il mondo e con I propri simili; ogni nostra mossa, infatti, spinge l’avversario a reagire muovendosi apparentemente in direzione opposta per difendersi ma, in realtà, egli resta fedele ad un’armonia olistica più ampia e totalizzante che, alla fine, corrisponde ad un unico disegno superiore per sviluppare la coscienza universale.
Basti pensare alla scacchiera – ovvero il terreno di gioco – da un punto di vista cabalistico. Infatti, esaminando quest’ultima scopriremo che è composta da 8 righe orizzontali e 8 righe verticali che danno come risultato il numero cabalistico 8×8=64, 6+4=10 che rappresenta l’arcano n. 10 dei Tarocchi “La ruota della Fortuna”. Invece per sconfiggere i condizionamenti passati non voluti (Samsara) bisogna accogliere nella nostra vita l’ arcano n. 8 che rappresenta “La Giustizia armata di spada e di bilancia per mettere l’iniziato sulla retta via”. La dottrina spirituale ci rivela poi quali siano i passi da compiere per attuare e completare il processo d’iniziazione, e ci indica come il primo passo sia costituito da 8 prove fondamentali: i sette serpenti di fuoco e l’Iniziazione vera e propria in Tipheret.

Così come seguendo gli 8 serpenti di luce si può illuminare il proprio cammino dissolvendo l’oscurità maligna, riuscendo a creare ed approntare strumenti efficaci che permettano di risolvere il problema alla radice, e liberare l’anima dal pericolo e dalla sofferenza.

 

Raimondo Galante

Filomate e filosofo umanista ferrarese, esperto di economia.

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