Riina muore e non so se è un male o un bene essere senza “capo dei capi”.

Riina muore e non so se è un male o un bene essere senza “capo dei capi”.

Riina muore e non so se è un male o un bene essere senza “capo dei capi”.

Le condizioni del boss si erano aggravate nelle ultime ore fino a quando, alle 3.37 del 17 novembre 2017, Salvatore Riina si spegne.

Parliamo di “Totò u curtu”. Il terzogenito, Salvo, scrive di lui su Facebook:

«Per me non sei Totò Riina, sei il mio papà».

Papà muore nel giorno del suo 87esimo compleanno lasciando mogli, figli, “azienda” e una lunga carriera di assassinii perpetrati direttamente o per suo volere.

Una carriera da primatista, indubbiamente, che nel suo chiudersi c’è da domandarsi se porterà via anche questo sistema mafioso, oppure, se con la sua morte tutto peggiorerà per mancanza di un leader del suo carattere, della sua forza. È vero che con il suo arresto, avvenuto per opera di Ultimo (Sergio de Caprio, allora Capitano dell’unità Crimor dei Carabinieri), lo Stato fu colpito da una serie di ritorsioni di stampo mafioso, ma è anche vero che da quel momento l’Italia visse un lungo periodo di relativa pace.

Con lui si spengono inoltre le luci che dal ’93 erano puntate sul “capo dei capi” di Cosa Nostra. Probabilmente non passerà molto che nuove scie di sangue investiranno la Penisola per eleggere il nuovo uomo di punta. Ma, come già si dice in queste prime ore, perché ci sia una degna successione abbisognerà trovare un valido sostituito. Il totò-voto credo sia già in atto da anni, anche se a lui mai fu detto e, di certo, da tempo il Boss ha comunque indicato un nome per il passaggio. E, se così è, le sue volontà saranno ascoltate o ci sarà davvero da aspettarsi una nuova stagione come quella che lo portò alle vette più alte dell’organizzazione?

Oltre ad esser un personaggio scomodo per molti, anche politici, lo è e lo è stato anche per quanti aspirano (ed hanno aspirato) al suo ruolo. Essere un’eccellenza, d’altronde, non è appannaggio di tutti, anzi. E non vi è dubbio alcuno che “u curtu” sarà insostituibile per molto tempo a venire. È proprio questo che mi preoccupa. Una presenza così ingombrante potrà mai essere sostituita degnamente o succederà quel che è accaduto ai partiti di sinistra alla morte dei grandi leader? Per esempio.

E si, signori, perché è questo l’interrogativo fondamentale. Quel che egli è stato lo sanno tutti, si legge sui giornali, sono stati girate montagne di pellicole sul sistema da lui creato eccetera. Quindi è inutile, a mio avviso, parlare in questo caso di ciò che egli fece o rappresentò di diabolico. Quel “diabolico” comunque è un’impresa che andrà avanti. È un’industria al pari di altre e va trattata, per capirla, come fosse una vera e propria azienda e lui il vecchio imprenditore. Chi ne prenderà le redini? E quando le avrà in mano, sarà in grado di non farsi disarcionare?

Altro aspetto. Trattandola come un’azienda, perché questo è, il nuovo capo dei capi avrà la capacità di tenerla salda o ritornerà ad essere quell’insieme di faide che ha insanguinato per lunghi anni le nostre regioni?

Certo, sono interrogativi e paragoni che possono sembrare tremendi e irrispettosi verso quanti hanno fatto dell’onestà il loro marchio d’impresa, verso le vittime e i loro familiari. Non intendo in alcun modo essere cinico fino a non riconoscere la malvagità che sta dietro a questa “azienda”, deve essere chiaro.

Intendo capire e chiedermi cosa succederà, se dovrò avere paura nel prendere un autobus (credo fu proprio a Borsellino l’attentato davanti ad una fermata autobus dove c’erano anche bambini che cercavano di ritornare a casa dopo la scuola), chiedermi se potrò avvicinarmi ai miei amici giudici e avvocati senza paura di essere nel mirino anch’io (eccetera).

Il Re è morto, viva il Re?

Nota: Cercando dati per chiudere questa riflessione mi sono imbattuto in questa intervista al Capitano Ultimo dopo la morte del Boss. Quest’uomo, solo marginalmente parla di Riina però, Riina a parte, ascoltate le parole di Sergio De Caprio, che sono qualcosa di veramente bello e raro in questo mondo di bruttezza. (INTERVISTA DE  “IL GIORNALE” 17/11/2017).

Simone Caminada

Fondatore del blog NonQuotidiano. Maestro d’arte e studioso di filosofia, di arte e di storia contemporanea.

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