Michele Baldi e la politica della determinazione

Il 4 marzo gli italiani si recheranno alle urne per esprimere le loro preferenze politiche. Le votazioni sono sempre più un’incognita.

I sondaggisti impazziscono dietro ad un elettorato più stanco che volubile. I politici, dal canto loro, non sanno più che cosa inventarsi per portare l’acqua al loro mulino. Non sempre assistiamo a casi in cui la fiducia poggi su basi solide; quasi sempre il candidato si presenta come una persona che ci chiede, con convinzione, di rimettere la nostra vita nelle sue mani tramite una fiducia “a fondo perduto”. Uno dei rari casi in controtendenza è rappresentato da un politico di lungo corso di cui, per ragioni di imparzialità, ometteremo di citare il colore ideologico, anche se si schiera con una lista civica.
La vita di Michele Baldi, romano dai capelli “cacio e pepe” come si dice da queste parti, è stata all’insegna del lavoro, dalla più tenera età: quando lavorava di notte come guardia notturna per pagarsi gli studi universitari. Nato a Roma il 24/07/1954, sposato con Laura, padre di tre figli, Edoardo, Costanza e Maria Vittoria, si diploma al Liceo ‘Tasso’ di via Sicilia, dove inizia il suo impegno politico.
 Si laurea in Giurisprudenza il 07/07/1978 con 108/110. La sua vita di giovane uomo è stata forgiata dall’attività politica in senso ampio, attraverso la cura verso quella cittadinanza da cui proviene e di cui si sente pari. Ha rappresentato le istanze di diverse categorie: dai tassisti ai bambini lesi dal vaccino obbligatorio, dai lavoratori del Luneur a quelli del Centro Carni della Capitale; ha acceso i riflettori su vicende scandalose: da assicurazioni di Roma a Risorse per Roma, dalla vicenda ERG-ATAC ai cassonetti AMA. Secondo Michele Baldi la forza della politica sarebbe nello scommettere su persone che hanno vissuto un percorso e che si rispecchia in coloro che, una volta eletti, si alzano alle 6 di mattina per difendere il posto di lavoro degli operai, in piazza: «Non dobbiamo oggi guardare alle idee politiche» afferma l’On. Baldi, «ma risolvere i problemi quotidiani dei padri e delle madri di famiglia, dei giovani che non trovano un lavoro e che non devono essere umiliati (…) degli anziani che necessitano di cure ospedaliere intramenia (…)» un linguaggio, quello di Baldi, che sembra essere conscio dei problemi quotidiani, colmo di esempi concreti e di termini che possono essere conosciuti soltanto da un “politico di strada”. Il politico deve «avere la porta sempre aperta, per permettere all’elettore di guardarlo in faccia!». Per lui lo fu da quando, consigliere regionale, cercava con l’allora Giunta Zingaretti di traghettare il Lazio nel futuro, attraverso un modo di fare semplice, concreto e deciso di chi «non ha mai cambiato il numero di cellulare. Nemmeno dopo le elezioni». Eppure, secondo Baldi, anche la gente deve capire che al politico deve chiedere alcune cose ma altre no: «cose possibili, cose lecite e cose determinabili».

In un Paese sempre più lacerato dai contrasti e dallo scetticismo istituzionale, occorre, più che un’ermeneutica nuova, il ritorno di una prassi che leghi i cittadini e le istituzioni, che realizzi il più alto livello della democrazia, quella che, per Aldo Moro, era la democrazia della partecipazione. Contro una politica fatta di lassismo occorre quindi una politica di determinazione che permetta a persone che hanno un passato alle spalle di mettere al servizio della comunità i loro doni, la loro saggezza, la propria visione che colga le necessità sociali e le esprima in un trinomio che contenga il pensare, il fare e l’amare.

NOTA BENE: Questo non è un messaggio o un intervento politico né una indicazione di voto di alcun tipo. L’autore intende unicamente evidenziare i fatti attorno alla carriera politica del citato Onorevole. Blog Non Quotidiano non si schiera con alcuna forza politica in campo né con pensieri o ideologie partitiche. Nel rispetto della pluralità delle visioni politiche, il blog accoglie ogni dissertazione che porti con sé contenuti ma non propaganda (specialmente se logora e stantia). LA REDAZIONE

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