L’eterna lotta fra interiorità ed esteriorità, vista nel bianco e nero degli scacchi. (2° parte)

L’eterna lotta fra interiorità ed esteriorità, vista nel bianco e nero degli scacchi. (2° parte)

Partiamo analizzando i pezzi, dal pedone in avanti. Gli 8 pedoni sono i combattenti in prima linea. Loro sono gli unici che possono aprire il gioco (ad eccezione del cavallo) muovendosi avanzando di un solo di un passo in avanti, conquistando il primo avamposto per iniziare la battaglia; ci ricordano le 8 virtù necessarie a
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Il simbolismo esoterico ed occulto nel gioco degli scacchi. (1° parte)

La storia di questo gioco si perde nella notte dei tempi. Basti pensare che era già presente nelle tombe dei Faraoni, ben conosciuto nelle culture nordiche e vi sono inoltre sue diverse rappresentazioni artistiche in differenti civiltà. Si dice che sia stato inventato dal Saggio Braminico Sissa su richiesta del Raja Balhait che gli aveva
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Il gioco. Forze uguali e opposte nella metafora della vita. (3° parte)

All’inizio della partita le forze schierate sono eguali come eguale è la loro capacità di combattere per la vittoria. Come, forse, la nostra vita che – in definitiva – dipende totalmente da noi. Un vecchio agio ci ricorda che “chi si accontenta gode”. A volte però ci accontentiamo anche del pareggio. Cosa significa ciò? Molto
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27 Gennaio 1945. Sventurata è la Memoria quando canonizzata.

Nel giorno in cui si ricorda l’apertura dei cancelli di Auschwitz ho intervistato due attori, Matteo Curatella e Valerio Bongiorno, che da anni si prodigano per far conoscere il valore del ricordo ai giovani. In teatro, nelle piazze, nelle televisioni, ovunque non si può dimenticare. Questo è il primo messaggio che deve trapelare – dice Curatella.
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Shoah, Jaspers e le mie (di noi tutti) responsabilità nei confronti del presente e del futuro. Ma la colpa?

Ricordo spesso le parole pronunciate dal professor Jaspers riguardo ai tremendi fatti accaduti ad Auschwitz. E oggi, 27 gennaio, le ricordo ancor di più, con più ardore, con molta più «inquietudine». Quell’inquietudine che ti afferra e non ti lascia muovere, gettandoti in un vortice disperato. «Di chi è la colpa?», egli s’interrogava. «La colpa è
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