I Pink Floid e i muri (The Wall) che ci dividono dalla libertà.

I Pink Floid e i muri (The Wall) che ci dividono dalla libertà.

I Pink Floid e i muri (The Wall) che ci dividono dalla libertà.

Il 30 novembre (1979) I Pink Floyd pubblicarono The Wall. Tutti li conoscono per le potenti e coinvolgenti sonorità, oltre che per i pupazzi giganti che animavano (e animano) i loro concerti.

L’opera (si deve chiamare proprio in questo modo, opera) venne ideata in gran parte dal cantautore e polistrumentista Roger Waters (1943-) il quale anche recentemente ha dichiarato di simpatizzare per il socialismo.

In effetti, tutta l’opera di The Wall (il muro) incita a un superamento, per raggiungere la libertà, negata, a causa degli impedimenti che la società (in particolare quella industriale anglosassone) ci pone dinanzi. Il muro è stato costruito nel corso dei secoli, ed è, anzitutto, un muro mentale, fatto di soggetti dominanti e di limitazioni. Sia nel film che nei testi musicali, Waters ha indicato in queste limitazioni: la famiglia, inserita all’interno della figura della madre possessiva del piccolo protagonista che, crescendo, passa nelle mani violente della repressione scolastica. La seconda limitazione, l’educazione, indirizza l’uomo a farsi una famiglia, una moglie dispotica da cui fuggire raggiungendo le proprie passioni: ma non si sfugge ai doveri, alle responsabilità indotte, nelle mani di una grassa e pesante giustizia, rappresentata da un magistrato obeso con la faccia sederiforme. L’unico anelito di rivoluzione è falsa, poiché politica, indotta da un partito con tendenze dispotiche che seduce in molti, ma non le persone libere come il protagonista che continua a fuggire, dal mondo e da se stesso. L’unica speranza sono le nuove generazioni, rappresentate dai bambini che, giocando coi cocci della rivoluzione, costruiscono l’avvenire.

The Wall è andato ben oltre i desideri sessantotteschi, denunciando il fallimento delle vecchie idee, sia quelle dominanti, sia quelle legate alla rivoluzione proletaria e studentesca. Il Muro è falso ma, per la sua incorporeità, irrimediabilmente presente nella nostra mente. Il muro va abbattuto, per poter vedere il mondo oltre la volontà e la rappresentazione (di Stato) oltre le ombre corrotte e illusorie di platonica memoria, raggiungendo, forse, un mondo che non sarà il migliore, ma sarà sicuramente più vero di quello che la classe dominante ci ha costruito nel corso dei secoli.

Danilo Campanella

Filomate, docente e scrittore saggista, co-fondatore di Philomath Association.

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