Aquarius, fra polemica e politica. La rotta di collisione fra mediterraneo ed Europa.

Se la politica degli ultimi mesi non ha scaldato molto i cuori, la migrazione resta un nodo cruciale e di primo piano.

Si è visto, anche in questa ultima tornata elettorale per le comunali in varie regioni, che la politica non attira nonostante il grande clamore dei contratti di governo, dei premier non premier, della strana coppia Salvini-Di Maio, del possibile strappo nel centrodestra, della (ennesima) débâcle del centrosinistra eccetera. Insomma il popolo è già stanco persino delle nuove promesse, ed è un traguardo mai raggiunto – io credo – dai leader del passato; stancare prima ancora di aver governato.

Ciò detto, in questa ultima settimana qualcosa è successo di straordinario, ovvero, una forza politica che ha in qualche modo vinto le elezioni – e sta governando – mantiene da subito una promessa elettorale. La promessa di non accogliere migranti.

Chi depreca, chi si improvvisa statista da talk show (o da bar pur essendo in tv), chi ha la soluzione in tasca e chi le tasche non le ha. Fiumi di parole, di applausi e di rimproveri ma, al fin dei conti, la rivoluzione – seppur sempre “de noantri” – c’è stata ed è in atto grazie all’opera del demone Salvini. Non v’è dubbio alcuno che il Ministro dovrà correggere il tiro nei prossimi mesi in previsione di una estate calda di sbarchi; non v’è dubbio alcuno che si stia giocando una partita di consenso politico sulla pelle di persone, e quindi di esseri umani «eguali in dignità e diritti» citando il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani; non v’è dubbio, ancora, che questi esseri umani, esponenti di ogni governo compresi dunque, sono tenuti ad «agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza», continuando a citare lo stesso articolo ma riferendoci invece che ai doveri dei migranti allo spirito con cui ogni umano deve affrontare il rapporto col suo simile. Eccetera.

Insomma, ciò che è moralmente chiaro lo è sia per i detrattori di questa politica (vedi Emmanuel Macron) sia per chi questa politica la mette in atto (governo più verde che giallo, ad ora). Ma questo vale per il momento storico attuale come per gli anni passati e gli anni a venire. Abbiamo sempre saputo distinguere quel che era, in un dato momento storico, bene e quel che non lo era. E così faremo sempre perché avremo sempre la capacità di discernere. Speronare l’iceberg è stata una nostra libera scelta e un nostro traguardo, oppure per vederla in modo positivo, giocare la partita e vincerla è stata una nostra libera scelta e un nostro traguardo.

Ovviamente ci sarà chi vede questo modus operandi come speronare l’iceberg e chi come una partita vinta, ma non credo si possa parlare di inazione popolare cioè, per meglio definire, è volontà del popolo intero quel che sta succedendo e non di un Salvini capitato lì a dirigere un ministero.

Chi ha votato quei partiti, chi ha votato altri partiti e chi non ha votato, tutti insieme hanno deciso per queste barche che arrivano, e vengono rimandate al mittente o attraccate a seconda della nazionalità (per ora mi pare di aver capito che è questo il criterio che il governo adotta). Il popolo, in democrazia, si esprime a favore di una maggioranza sia quando vota quella che diventerà futura maggioranza, sia quando il suo voto non avrà contribuito a dare la maggioranza al dato partito, coalizione (eccetera), sia quando si astiene. È pura democrazia.

Ci stai forse dicendo che sei d’accordo con Salvini? Questa è la domanda. Ma la risposta può essere un’altra domanda, ovvero, mi state forse dicendo che la democrazia si è espressa (il 4 marzo e vicende a seguire) in disaccordo con Salvini?

Non so se è una scelta scellerata, se sarà uno spartiacque fra il prima e il dopo, se è ciò di cui il Paese ha bisogno o che altro. So solo che, personalmente, credo che un segnale forte andava dato non tanto al sistema europeo ma a chi effettivamente opera e lucra sulle vite di esseri umani «eguali in dignità e diritti»; a livello politico credo invece che o si avranno forti ripercussioni e instabilità economico-finanziaria, ripercussioni rispetto agli aiuti da parte dell’Unione, sulle alleanze transnazionali (eccetera), oppure c’è una rivoluzione in atto che porterà a sviluppi positivi per il riconoscimento della dignità individuale dell’individuo, al di là di ogni religione, provenienza, credo politico (eccetera), e un riconoscimento effettivo da parte della Storia della capacità di ricostruire dalle macerie dei governi passati.

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