Religione – I 130 anni dell’Esercito della Salvezza in Italia.

Religione – I 130 anni dell’Esercito della Salvezza in Italia.

Religione – I 130 anni dell’Esercito della Salvezza in Italia.

Assistono i poveri e i senza fissa dimora, eppure, come loro, sono spesso “invisibili”, non amanti delle luci del palcoscenico. Stiamo parlando dei “salvazionisti”, volontari, soldati e ufficiali appartenenti a quel movimento ancora poco conosciuto in Italia, chiamato The Salvation Army.

In questi giorni di settembre 2017 si sono svolte le cerimonie inerenti ai 130 dell’Esercito della Salvezza in Italia, festeggiamenti a cui le comunità locali dell’Esercito delle varie regioni italiane (e non solo) hanno partecipato con le loro rappresentanze. L’Esercito della Salvezza, in Italia come nel mondo, si occupa di alleviare e curare le sofferenze dei bisognosi e degli ultimi. In particolare, cura anche quelle situazioni che riguardano persone messe ai limiti della società, ed in collaborazione con il Governo italiano (e, qui, con il Comune di Roma) si occupa anche di ospitare persone migrate dai loro paesi a causa delle guerre.

Ho ricevuto con piacere l’invito di presenziare all’assemblea dell’Esercito della Salvezza, durante la celebrazione dei suoi 130 anni. Ho potuto toccare con mano una realtà viva e felice, il cui entusiasmo non è “di facciata”, ma sinceramente votato al sentirsi fratelli e sorelle nella comunanza della Fede nel Vangelo. Come ho constatato, la Chiesa dell’Esercito è una Chiesa Cristiana Evangelica, di tradizione metodista, impegnata nella cura delle malattie del corpo e dello spirito. Il suo ruolo spirituale e materiale è fondamentale e vivo nel tessuto sociale. Ciò pone L’Esercito della Salvezza come una realtà assoluta ed indispensabile per l’umanità. Occorre ricordare come l’Esercito della Salvezza, insieme a diverse altre Chiese Evangeliche abbiano percorso la via del dialogo ecumenico con la Chiesa Cattolica Romana. Infatti, Papa Francesco spesso ha incontrato membri dell’Esercito della Salvezza anche in Vaticano e da sempre manifesta profonda stima e rispetto per il loro prezioso operato.

In passato anche Giovanni Paolo II, durante le giornate legate al dialogo ecumenico, con gli incontri che si svolgevano ad Assisi, ebbe riguardo nei confronti con gli Evangelici. L’Esercito della Salvezza mai si è sottratto ad un rispettoso ma sincero lavoro collegiale assieme a tutti i cristiani di buona volontà.

La Riforma ci ricorda oggi, tutti, l’importanza di abbeverarci direttamente alla Parola di Dio, rifuggendo da tentazioni che esulano da ciò che Gesù disse, e che gli evangelisti hanno fedelmente trascritto. Occorre ricordare che l’Esercito della Salvezza è anche vicino alla società moderna prestando servizi ed offendo aree relax, presso i propri centri vacanze a costi contenuti e sostenendo così tutte quelle opere che si legano alla “salvezza” che l’Esercito dei salvazionisti vuole perseguire. In ciò è vicino alla Chiesa di Roma, facendosi entrambe le chiese pellegrine in tutto il mondo, in particolare nelle zone più povere dei paesi in via di sviluppo i quali hanno avuto modo di essere toccati dall’umiltà e dal dialogo salvazionista, attraverso opere spirituali e materiali. Con molto piacere ho avuto modo di porre un paio di domande al leader spirituale dell’Esercito in Italia, il Ten. Col. Massimo Tursi, uomo di pace e di dialogo:

Ten. Col. Massimo Tursi.

Qual è il futuro della collaborazione tra cattolici e d evangelici?

Tursi: “È in atto un dialogo continuo tra cattolici ed evangelici, un dialogo che, a differenza di un passato fatto di confronti, cerca di mettere in primo piano ciò che ci unisce. Sarebbe sbagliato pensare che questo dialogo debba portare all’assorbimento di tutte le denominazioni cristiane in una sola e uniforme realtà. Lo stesso Nuovo Testamento testimonia di diversità dinamica ed efficace all’interno della chiesa e che raggiungeva sensibilità diverse con lo stesso messaggio di salvezza e liberazione. Dobbiamo lavorare al rispetto e al riconoscimento reciproco, in questo modo mostreremo l’amore al quale Gesù Cristo ci ha chiamati e in questo modo il mondo vedrà che gli apparteniamo”.

Cosa ne pensa dell’ulteriore apertura della Chiesa di Roma alla Riforma? Mi riferisco anche all’opuscolo che domenica 1 ottobre è stato distribuito in tutte le parrocchie cattoliche della Penisola, ed in cui una pagina è dedicata al ruolo positivo di Lutero nel percorso cristiano universale.

Tursi: “Le relazioni tra Luterani e cattolici romani sono il frutto di un dialogo che va avanti da molti anni. Le due chiese hanno pubblicato e firmato documenti di reciproco riconoscimento in diversi campi e continuano a dialogare. Di questo non possiamo che essere felici”.

Riccardo Narducci

Filomate e vaticanista, profondo conoscitore delle vite dei papi.

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